Le principali diete a confronto

La dieta a ZONA

La dieta a zona è un metodo alimentare ideato negli Stati Uniti dal biochimico Barry Sears. Il principio chiave è quello per cui attraverso una corretta alimentazione è possibile controllare l’equilibrio di determinati ormoni prodotti dal nostro organismo (quali insulina, glucagone e ecoisanoidi). Associando in un certo modo gli alimenti, infatti, il corpo raggiunge un equilibrio in cui i grassi vengono utilizzati come fonte primaria di energia. Ad un’alimentazione equilibrata deve, poi, associarsi una moderata attività fisica, un’adeguata gestione dello stress e un’integrazione di Omega 3, carenti nell’alimentazione moderna. Secondo le teorie di Sears, un pasto è equilibrato quando il 40% delle calorie deriva dai carboidrati, il 30% dalle proteine e il 30% dai grassi. La dieta a zona propone due metodi che permettono di bilanciare correttamente i pasti senza dover pesare le quantità di cibo assunte:

  • metodo della mano: è sicuramente quello meno preciso ma che consente di non impazzire nel calcolo delle quantità e di applicare correttamente la dieta anche quando si mangia fuori. Si può, quindi, tener presente che la quantità di proteine da assumere deve corrispondere alla dimensione del palmo della propria mano; due pugni come unità di misura per i carboidrati favorevoli (uno se sfavorevoli) e il resto del piatto va riempito con verdure;

  • metodo dei blocchi: ciascun blocco si compone di carboidrati, proteine e grassi (secondo la regola del 40-30-30) mentre il numero di blocchi da assumere nel corso della giornata è soggettivo e dipende dalla propria percentuale di massa magra nonché dall’attività fisica praticata. In pratica un blocco di proteine equivale a 7 grammi, uno di carboidrati a 9 grammi e uno di grassi a 1,5 grammi.

      PER SAPERNE DI PIU'

La dieta mediterranea

La dieta mediterranea è un regime alimentare che trae ispirazione dall’alimentazione tradizionale di alcuni Paesi dell’Europa meridionale (Italia, Francia del Sud, Grecia, Spagna, Marocco). A partire dal secondo dopoguerra questo modello è stato lentamente abbandonato a favore di diete più ricche in proteine e grassi divenuti maggiormente disponibili. Negli ultimi anni ha assunto un’importanza sempre maggiore al punto che nel 2010 è stata proclamata patrimonio dell’umanità.

A differenza di molte altre diete, in quella mediterranea non si bada molto alle calorie assunte quanto piuttosto alla corretta scelta degli alimenti. Un uomo adulto dovrebbe consumare ogni giorno circa 2500 di cui il 60% da carboidrati, il 20% da lipidi e solo il 10% da proteine.

I principi della dieta mediterranea sono ben rappresentati dalla cd. piramide alimentare che illustra graficamente la distribuzione giornaliera delle diverse tipologie di alimenti.

PER SAPERNE DI PIU'

La dieta metabolica

La dieta metabolica viene ideata dal un medico canadese di origini italiane.

L’idea di fondo è che il carburante del corpo umano può essere costituito sia da grassi che da carboidrati tuttavia lo stile di vita attuale porta a consumare carboidrati anziché grassi che vengono, quindi, accumulati. Da questa considerazione, il dott. Di Pasquale, deduce che introducendo più grassi e meno carboidrati si abitua il corpo a bruciarli più velocemente e, quindi, a dimagrire.

 

In questa dieta si ha un periodo iniziale di prova indispensabile per determinare la quota di carboidrati da assumere. Questa fase si compone di circa quattro settimane in cui si alternano circa 10 giorni di scarico (pochi carboidrati e molti grassi) a brevissimi periodi di carico (molti carboidrati e pochi grassi). Nella  fase di scarico sono frequenti i mal di testa, la sonnolenza, la sensazione di debolezza e la nausea che vengono “curate” con un aumento graduale del quantitativo di carboidrati fino al raggiungimento del giusto apporto.

 

A nostro parere, questa dieta va incontro a numerose problematiche fino a rischiare di essere pericolosa per il nostro corpo. Il quantitativo di glucosio giornaliero è, infatti, di gran lunga inferiore a quello necessario e dobbiamo ricordare che il sistema nervoso centrale consuma esclusivamente glucosio; questa mancanza induce il corpo a produrre i cd. corpi chetonici che provocano effetti collaterali quali vomito, stanchezza e scarsa lucidità mentale. Inoltre, l’eccessivo consumo di grassi (sono consigliati formaggi, burro, pancetta, etc.) e la drastica riduzione di frutta e verdura possono favorire l’insorgere di malattie dell’apparato cardio-circolatorio.

La dieta Dukan

La dieta Dukan è certamente la dieta più alla moda del momento. Ideata dal medico francese Pierre Dukan nel 2000, acquista importanza grazie all’imponente campagna di marketing degli ultimi tre anni.

 

La dieta si compone di tre fasi principali: fase di attacco, fase di crociera e fase di consolidamento.

La fase di attacco ha una durata variabile tra i tre e i dieci giorni e prevede il consumo esclusivo di 72 alimenti composti da proteine pure (pesce, uova, carne e latticini a basso contenuto di grassi, etc.). La fase di crociera ha una durata variabile determinata dal numero di kg che si intende perdere (una settimana per ogni kg) e prevede l’alternarsi di giorni a base di proteine pure a giorni in cui tali proteine sono accompagnate da verdure, scelte in un elenco di 28.  La fase di consolidamento, che dura dieci giorni per ogni kg perso, prevede la reintroduzione di due pasti liberi in cui possono essere consumati gli alimenti di piacere.  

A queste tre fasi segue il mantenimento dei risultati conseguiti. Le regole sono poche e semplici:

-          scegliere un giorno a settimana di proteine pure;

-          fare attività fisica;

-          consumare tre cucchiai al giorno di crusca d’avena.

 

A nostro avviso si tratta di una dieta sbilanciata e, quindi, pericolosa soprattutto per chi soffre di pressione alta e di cardiopatie in generale. Come tutte le diete iperproteiche, la dieta Dukan permette di perdere peso in poco tempo ma, da studi effettuati, circa l’80% delle persone riprende il proprio peso entro un anno.

Pierre Dukan nel 2011 è stato radiato dall'ordine dei medici. leggi l'articolo di Repubblica

 

La dieta Dissociata

La dieta dissociata è stata ideata negli anni ’30 dal dott. William Hay ed è largamente diffusa in ogni parte del mondo.

Il concetto chiave è quello che determinati alimenti non debbano essere consumati all’interno dello stesso pasto o della medesima giornata. Tale regola è poi stata variamente interpretata dalle innumerevoli diete dissociate che si sono susseguite nel tempo. In ogni caso, possiamo individuale alcuni concetti di base:

  • è bene mangiare nello stesso pasto una sola tipologia di cibo o consumare cibi appartenenti allo stesso gruppo alimentare (proteine, carboidrati, grassi);
  • non bisogna associare nello stesso pasto alimenti ricchi di proteine ad alimenti ricchi di carboidrati (specie se carichi di zuccheri);
  • è necessario evitare di combinare tra loro alimenti proteici di diversa natura (es. legumi e pesce o carne e latticini);
  • è preferibile mangiare carboidrati complessi e zuccheri in pasti separati;
  • non è salutare mangiare  poco e spesso ma è preferibile individuare due o tre pasti principali e non mangiare al di fuori di essi;
  • frutta e dolci non possono concludere il pasto e devono essere consumati da soli in momenti diversi della giornata;
  • frutta e verdura devono essere consumate in abbondanza mentre deve essere moderato il consumo di proteine;
  • il consumo di carboidrati deve essere massimo durante i primi pasti della giornata e diminuire man mano che ci si avvicina alla sera; la cena, pertanto, deve essere ricca di proteine e quasi del tutto priva di carboidrati (fanno eccezione le verdure e i prodotti integrali);
  • il pasto principale deve essere consumato tra le 13 e le 16 di pomeriggio.

 

Questa dieta si basa su valide considerazioni scientifiche relative al processo digestivo. E’ vero, infatti, che mentre i carboidrati semplici vengono digeriti ed assimilati molto lentamente, gli alimenti ricchi di amido, richiedono un processo più laborioso che si completa nell'intestino tenue (da qui la regola per cui i dolci e la frutta zuccherina andrebbero consumati da soli e lontano dai pasti). Così come, è vero che i grassi, grazie al loro effetto ritardante sulla secrezione di acido cloridrico nello stomaco, rendono più difficoltosa la digestione proteica ma favoriscono quella degli amidi, che si avvantaggia di un ambiente vicino alla neutralità.

Queste considerazioni non sono però sufficienti a decretare il successo della dieta dissociata. Il nostro organismo, in condizioni di salute, è perfettamente in grado di tollerare l’associazione di diversi nutrienti.

Come ogni regime, quindi, deve essere adattato a interpretato. Ben venga il consumo abbondante di frutta e verdura ma continuate a mangiare pane e marmellata a colazione senza troppi timori!

 

La dieta scarsdale

La dieta scarsdale nasce negli USA alla fine degli anni ’70 e promette una perdita di peso pari a circa 500 gr al giorno. Si tratta, quindi, di una delle diete “dell’ultimo minuto” da seguire rigorosamente per soli 7-14 giorni il cui apporto calorico giornaliero è stimato tra le 800 e le 1000 calorie.

 

I principi sono pochi e rigorosi:

  • la colazione deve essere a base di caffè o thè e agrumi;
  • pranzo e cena sono ricchi di alimenti proteici, privi di condimenti e poveri di carboidrati;
  • tra un pasto e l’altro sono vietati gli spuntini che possono essere sostituiti con preparazioni erboristiche utili al controllo della fame;
  • è necessario bere molto nel corso dell’intera giornata.

 

Come tutte le diete basate sul parziale digiuno, anche la Scarsdale è indubbiamente efficace. La perdita di peso, tuttavia, è determinata dalla perdita di massa muscolare e dalla parziale disidratazione dell’organismo con la conseguenza che, una volta interrotta, è facile che venga ripreso il peso iniziale. 

La dieta del minestrone

La dieta del minestrone venne inizialmente concepita per i pazienti obesi cardiopatici in attesa di essere operati e, quindi, come dieta di breve durata.

Questa dieta si basa sul consumo quotidiano di minestrone (la cui ricetta è lasciata alla fantasia personale e, quindi, può variare notevolmente in termini di apporto calorico). Nelle versioni più drastiche è previsto il consumo esclusivo di questo alimento accompagnato da frutta per tutta la durata (circa 14 giorni); mentre le versioni più permissive integrano, dopo i primi giorni, elementi quali yoghurt, carne e pesce.

Dato la riduzione drastica di peso, stimata attorno agli 8 kg, questa dieta è normalmente consigliata alle persone in grave sovrappeso.

 

A nostro giudizio, si tratta di una dieta totalmente negativa. Il consumo quasi esclusivo di carboidrati rende questa dieta una vera e propria sofferenza e compromette notevolmente l’efficienza muscolare. Quello che viene trasmesso, quindi, non è un corretto regime alimentare da seguire nel tempo ma una ricetta punitiva per una drastica riduzione di peso.

 

La dieta del gruppo sanguigno

Secondo il dott. D’Adamo, ideatore di questa dieta, il gruppo sanguigno rappresenta un parametro importante di cui si deve tener conto. In base a questa dieta, quindi:

-          il gruppo 0 è il gruppo primitivo appartenente ai primi cacciatori. Il soggetto presenta, quindi, un fisico atletico e una preferenza per il consumo di proteine animali. A questi soggetti è consigliata una dieta iperproteica a scapito di carboidrati, latticini e legumi. Il consumo di tali alimenti dovrebbe, poi, essere accompagnato da una quotidiana ed intensa attività fisica;

-          il gruppo A è il gruppo degli agricoltori. Tali soggetti, quindi, beneficiano del consumo di vegetali e cereali da associare ad un’attività fisica rilassante (es. golf e yoga);

-          il gruppo B è quello dei nomadi caratterizzati da un sistema immunitario e digestivo molto efficaci. A questi soggetti è permesso, pertanto, il consumo di latticini. L’attività fisica consigliata è quella in cui è notevole la componente mentale (es. tennis);

-          il gruppo AB è, invece, enigmatico. A questi soggetti è consentito il consumo di qualsiasi cibo moderando, però, quello dei latticini.

 

Secondo il dott. D’Adamo, ciascun gruppo sarebbe intollerante nei confronti di determinate proteine dette lectine. Il consumo di tali proteine porterebbe ad un agglutinamento dei globuli rossi determinando, in piccolo, effetti simili a quelli di una trasfusione dal donatore sbagliato.

Da un punto di vista scientifico, però, è dimostrato che le lectine non sono esclusive di ciascun alimento e quindi il consumo mirato non evita l’assunzione di lectine “cattive”. Inoltre, non è assolutamente provato che il loro contatto con i globuli rossi determini agglutinazione cellulare.

Inoltre, tale dieta finisce per comportare gravi carenze nei soggetti appartenenti ai diversi gruppi (in particolare 0 ed A) senza che ne segua alcun beneficio.