La Tecnica(Waza)

Secondo il metodo d'insegnamento del Prof. Kanō, il Kōdōkan Jūdō consiste fondamentalmente nell'esercitare la tecnica di combattimento e nella ricerca teorica, entrambe cose elaborate dal principio "yawara".

 

« Yawara significa adeguarsi alla forza avversaria al fine di ottenere il pieno controllo. Esempio: se vengo assalito da un avversario che mi spinge con una certa forza, non devo contrastarlo, ma in un primo momento debbo adeguarmi alla sua azione e, avvalendomi proprio della sua forza, attirarlo a me facendogli piegare il corpo in avanti [...] La teoria vale per ogni direzione in cui l'avversario eserciti forza. »

 

(Jigorō Kanō)

Il jūdō offre un ricco repertorio di tecniche di combattimento, categorizzato solitamente come di seguito. Queste tecniche comprendono l'applicazione del principio yawara (non soltanto nel contesto dell'elasticità passiva intesa in senso buddhista, ma anche come principio attivo del contrattacco), enucleano i principi dell'attacco-difesa propri del metodo Kanō e ne dimostrano l'efficacia sia nel combattimento reale, sia nella competizione sportiva.

 

Le tecniche del Judo del Prof. Kano, ed oggi riconosciute ufficialmente dal Kodokan Judo Institute di Tokyo, sono così suddivise:

  • Nage-waza
    • Tachi-waza
    • Te-waza
    • Koshi-waza
    • Ashi-waza
      • Sutemi-waza
    • Ma-sutemi-waza
    • Yoko-sutemi-waza
    • Katame-waza
      • Osae-komi-waza
      • Shime-waza
      • Kansetsu-waza
        • Atemi-waza
    • Ude-ate
    • Yubisaki-ate
    • Kobushi-ate
    • Tegatana-ate
    • Hiji-ate
      • Ashi-ate
    • Hiza-gashira-ate
    • Sekitō-ate
    • Kakato-ate

 

 

 

Nage-waza (tecniche di proiezione)

Secondo la tassonomia tradizionale delle tecniche di jūdō, il gruppo preponderante è quello delle nage-waza ("tecniche di proiezione"). Tali tecniche sono metodi di proiezione dell'avversario atti alla neutralizzazione della carica offensiva di quest'ultimo. L'apprendimento è strutturato secondo un sistema chiamato go-kyō-no-waza che ordina 40 tecniche in 5 classi in base alla difficoltà di esecuzione e alla violenza della caduta. Il totale delle nage-waza ufficialmente riconosciute dal Kōdōkan Jūdō Institute e dall'IJF è di 67 tecniche.

All'interno delle nage-waza si distinguono le tachi-waza, ovvero le tecniche in cui tori proietta uke rimanendo in una posizione di equilibrio stabile, e le sutemi-waza, ovvero le tecniche in cui tori proietta uke sacrificando il suo equilibrio.

È tuttavia importante sottolineare che tale suddivisione biomeccanica ai fini dell'appartenenza o meno di un waza ad un gruppo, considera l'uso prevalente di una parte del corpo di tori, e non l'uso esclusivo di tale parte.

Alle nage-waza è dedicato il nage-no-kata.


Katame-waza (tecniche di controllo)

Il secondo macrogruppo è costituito dalle katame-waza ("tecniche di controllo"). Tali tecniche possono essere eseguite nel ne-waza ("tecnica o combattimento al suolo") in successione ad un nage-waza, ovvero a seguito di unhairi-kata ("forma d'entrata, opportunità"), oppure –in rari casi– come azioni propedeutiche ad una proiezione.

Nel caso delle osae-komi-waza si possono distinguere due sottogruppi anche se tale ulteriore suddivisione trascende la tassonomia tradizionale. Esistono quindi immobilizzazioni su quattro punti d'appoggio (shihō-gatame e le immobilizzazioni "diagonali" kesa-gatame); per quanto concerne gli shime-waza, è anche possibile distinguere ulteriori sottoclassificazioni non ufficiali a seconda della posizione relativa di tori e uke, o alle prese di tori su uke, come nel caso dei jūji-jime; mentre invece, per i kansetsu-waza è possibile riconoscere due sottogruppi principali indicanti uno le leve di distensione (hishigi-gatame), e l'altro le leve di torsione degli arti (garami).

Alle katame-waza è dedicato il katame-no-kata.


Atemi-waza (tecniche di colpo)

L'ultimo gruppo di tecniche è chiamato atemi-waza ("tecniche di colpo") e si divide in: ude-ate ("colpi con gli arti superiori") e ashi-ate ("colpi con gli arti inferiori").

  • Gli ude-ate a loro volta si suddividono in: yubisaki-ate ("colpi inferti con la punta delle dita"), kobushi-ate ("colpi inferti con il pugno"), tegatana-ate ("colpi inferti col taglio della mano"), ed hiji-ate ("colpi inferti con il gomito").
  • Gli ashi-ate a loro volta si suddividono in: hiza-gashira-ate ("colpi inferti con il ginocchio), sekitō-ate ("colpi inferti con l'avampiede"), e kakato-ate ("colpi inferti con il tallone").

Lo stesso Jigorō Kanō spiega gli effetti di tali tecniche: «Un attacco sferrato con potenza contro un punto vitale può dare come risultato dolori, perdita di coscienza, menomazioni, coma o addirittura morte. Le atemi-waza vengono praticate solamente nei kata, mai nel randori


Ukemi (cadute)

È molto importante per un jūdōka saper cadere senza farsi male, ed infatti le tecniche di caduta sono le prime nozioni che vengono insegnate ai nuovi praticanti. Esistono quattro diversi tipi di cadute:

  • Mae-ukemi ("caduta in avanti frontale")
  • Zempō-kaiten-ukemi ("caduta in avanti frontale con rotolamento"), applicabile in due forme: migi ("destra") e hidari ("sinistra").
  • Ushiro-ukemi ("caduta indietro").
  • Yoko-ukemi 

Il jūdō moderno tende ad interpretare la caduta come una sconfitta, ma in realtà essa è a tutti gli effetti una tecnica per consentire al corpo di scaricare senza danni l'energia cinetica accumulata durante la proiezione